Kandinsky – Il Padre dell’ Astrattismo

Vasilij Vasilievich Kamdinskij è nato a Mosca il 4 dicembre 1866 da una colta e agiata famiglia amante della musica. I genitori incoraggiarono il suo interesse per tutte le arti, ma nel 1886 lo scrissero all’Università di Mosca perché studiasse diritto ed economia. Studente brillante, conseguì senza fatica la laurea e divenne poi professore alla facoltà di legge di Mosca, dove si impose come insegnante e venne apprezzato come scrittore in materia di diritto, ma anche quale autore di opere sulla spiritualità; un interesse destinato ad avere una profonda influenza su tutta la sua opera di pittore.

Wassily Kandinsky's Composition VII, 1913. The Tretyakov Gallery, Moscow. Dipinta nel 1913 quando Kandinsky viveva a Monaco.

Nel 1895 visitò a Mosca una mostra di impressionisti francesi rimanendo abbagliato, confuso e in qualche modo turbata da quelle opere; fu colpito in particolare dalla serie dei covoni di Monet. Inizialmente era del tutto scettico sul reale valore artistico dei dipinti, ma cambiò presto opinione, al punto che dopo un paio di mesi diede le dimissioni dall’incarico alla facoltà di legge e partì per Monaco per dedicarsi alla carriera artistica.

Wassily Kandinsky, Composizione X, 1939

Monaco era una scelta logica, sia perché Kandinskij parlava tedesco, sia perché la città bavarese si era affermata come un centro d’avanguardia per le arti visive. Nel 1892,4 anni prima del suo arrivo, un gruppo di artisti comprendenti anche Franz von Stuck e Arnold Boklin si era staccato dalla cultura ufficiale per formare una corrente che avevano battezzato Secessione. Già nel 1896 stava emergendo a Monaco un altro movimento artistico lo Jungendstil, che era l’equivalente tedesco dell’ Art Nouveau ormai affermatosi in Francia, Inghilterra e Belgio. Basata essenzialmente su sensuali linee curve avulse dalla realtà, questo genere era visto con una certa preoccupazione dalla buona società di Monaco, ma, nonostante ciò, era in continuo sviluppo e i suoi esponenti erano molto ricercati sul mercato dell’arte.

Kandinskij arrivò a Monaco con la giovane moglie e si scrisse a una stimata scuola d’arte privata diretta dal pittore jugoslavo Antoni Azbé. In breve tempo si stancò delle interminabili lezioni di disegno dal vivo, trascorrendo invece il tempo libero a dipingere coloratissimi paesaggi impressionisti. Anche in questa prima fase il colore stava diventando per lui più importante della forma figurativa. Dopo due anni l’artista abbandonò Anton Abré è, l’anno successivo divenne allievo di Franz von Stuck. Il maestro restò molto impressionato dall’abilità di Kandinskij nel disegno, ma disapprovo l’impiego dei colori troppo brillanti. Per tutto l’anno seguente fu costretto a lavorare esclusivamente in bianco e nero, “in modo da studiare la forma pura”; Kandinskij lo trovò molto frustrante, ma è seguito l’avrebbe compreso la grande importanza. Nel 1900 lasciò lo studio di von Stuck. Aveva 34 anni e non è rimasto praticamente niente dei suoi quattro anni di esperienze artistiche a Monaco: in un dipinto, un disegno, nemmeno un album da disegno. Non si è mai saputo sui lavori siano andati perduti o siano stati volontariamente distrutti dallo stesso autore. Kandinskij decise di fondare un’associazione di artisti che si chiamò gruppo Phalanx. Disegnò il manifesto della prima esposizione che fu tenuta nell’estate del 1901 e presentava l’opera di molti artisti tedeschi dello Jugenstil e della scuola impressionista. La fondazione del gruppo e quindi la scuola di pittura Phalanx fecero di Kandinskij il faro della comunità artistica a Monaco.

Olio su tela 50x64.5 cm. Städtische Galerie in Lenbach, Monaco

Nel 1908 tornò a Monaco, in un appartamento vicino allo studio del pittore Paul Klee. I due artisti una decina di anni dopo avrebbero condiviso l’esperienza della Bauhaus. Oltre all’appartamento di Monaco, Kandinskij comprò una casa a Murnau, ai piedi delle Alpi bavaresi, dove lui e la moglie trascorrevano l’estate dipingendo. I successivi sei anni furono forse più felici produttivi della vita di Kandinskij. Dipingeva continuamente che, col passare degli anni, al suo interesse per il figurativo subentrava la pura giustapposizione del colore in composizioni quasi astratte. Nel 1910 creò la sua prima serie di dipinti veramente astratti e scrisse leggendario saggio storico ” Lo spirituale nell’arte”, in cui espose le proprie idee sulla pittura non figurativa, la forza psicologica del colore puro e l’analogia tra arte e musica. L’anno successivo, nel 1911, Kandinskij e il collega Franz Marc formarono un gruppo chiamato “Der Blaue Reiter”. Secondo Kandinskij, ” alla base delleDer Blaue Reiter sta il ruolo evocativo del colore, della linea e della composizione ispirati a fonti diverse come la teoria romantica del colore di Goethe e alla teosofia di Rudolph Steine”. Una concezione artistica decisamente rivoluzionaria.

Il gruppo realizzò soltanto due mostre, ma il movimento era destinato esercitare una profonda influenza sull’arte del novecento. Nel 1912 Herwarth Walden organizzò la prima personale di Kandinskij nella sua Galleria Sturm appena aperta a Berlino. La reazione del pubblico le sue opere non fu del tutto entusiastica e ciò depresse Kandinskij, che non aveva certo carattere portato all’ottimismo. Allo scoppio della prima guerra mondiale Kandinskij, in quanto russo, era formalmente un nemico della Germania e il 3 agosto 1914,2 giorni dopo la dichiarazione della guerra, partì con la moglie per la Svizzera dove cominciò a lavorare a un nuovo saggio, “Punto, Linea e Superficie”, che sarebbe stato pubblicato oltre un decennio dopo durante l’incarico alla Bauhaus. In novembre, non essendoci speranze di una veloce soluzione della guerra e dato che il rapporto tra Kandinskij e la moglie si era deteriorato i due decisero di andare ognuno per la propria strada, lei a Monaco e lui a Mosca. Fu un periodo particolarmente difficile per Kandinskij, il cui lavoro, parte una piccola serie di disegni, di acqueforti e di xilografie, subito un brusco arresto per quasi due anni.

Nell’autunno del 1916 conobbe Nina Andreeveskij, una ragazza di circa vent’anni più giovane, figlia di un generale russo. Kandinskij se ne innamorò, nel febbraio successivo la sposò e con la informò una coppia ideale. La loro felicità, tuttavia, fu breve, compromessa dalla rivoluzione d’ottobre scoppiata in Russia. A quei tempi, avendo ereditato dal padre un buon numero di appartamenti, Kandinskij godeva di una buona condizione economica, senonché le case vennero confiscate dal governo e si ritrovano per la prima volta nella sua vita a fare i conti con la povertà. Dagli avvenimenti lo distrussero psicologicamente, ma la giovane moglie riuscì a infiammarlo con il proprio entusiasmo, facendogli intuire le grandi possibilità artistiche che si aprivano con il nuovo ordine politico.

Nella primavera del 1918 Kandinskij entrò a far parte del Dipartimento delle belle arti del “commissariato popolare per l’illuminismo” come capo della sezione cinema e teatro. L’anno successivo venne nominato professore di estetica all’Università di Mosca. Nel 1919 costituì sempre a Mosca l’Istituto della cultura artistica e nei tre anni successivi si occupò d’organizzazione di non meno di 22 nuove gallerie d’arte in altre città russe.

Nonostante questa mole di lavoro come dipendente statale, Kandinskij di cinque che modo trovare il tempo per dipingere, doveva farlo perché aveva bisogno di guadagnare. Nel 1921 il governo si appropriò delle arti e annunciò che tutte – pittura, letteratura, dovessero servire esclusivamente a scopi di propaganda. L’arte astratta fu dichiarata decadente e sovversiva e lo stesso Kandinskij venne accusato di essere un “iconoclasta borghese”. Era ora di partire di nuovo, ma le possibilità erano estremamente limitate. Era quasi alla disperazione quando ricevette da Walter Gropius l’offerta d’insegnare nella scuola d’arte Bauhaus di Weimar, offerta che Kandinskij accettò immediatamente.

Vasilij e Nina arrivarono a Weimar nel 1922. L’artista ebbe mano completamente libera per l’organizzazione di un corso di base che impegnò “sull’indagine della proprietà della forma”. Si buttò nel nuovo compito con insolito zelo, con il risultato di non avere praticamente più tempo per il suo lavoro. Era tuttavia felice di fare questo sacrificio non rendendosi conto che la storia stava per ripetersi.

Ancora prima dell’arrivo di Kandinskij a Weimar il Bauhaus era già stato oggetto di critica da parte delle forze ultraconservatrici che lo consideravano un focolaio di macchinazioni e di propaganda comunista. Quando nel 1924 le elezioni regionali di Weimar portarono a uno slittamento verso destra, vennero tagliati i fondi alla scuola che fu costretta a chiudere. Indomito, Gropius si trasferì a Dessau dove progettò e costruì la scuola dei suoi sogni. Il complesso, tuttora considerato un capolavoro dell’architettura moderna, venne completato nel 1926. I successivi cinque anni, nonostante gli impegni accademici, rappresentano per Kandinskij un periodo di attività artistica senza precedenti. Tra il 1926 e il 1933 produsse 200 cinquantanove dipinti a olio e 300 acquarelli, nonché innumerevoli altre opere realizzate con vari mezzi. Purtroppo le 20 funeste erano in agguato: alla fine degli anni 20 il Bauhaus di Dessau stava diventando sempre più politicizzato andando incontro alla propria distruzione, in quanto il contratto con la città di Dessau proibiva che si praticasse qualsiasi attività politica. Nel 1932 il Bauhaus viene chiusa trasferito per breve tempo in una fabbrica dismessa di telefoni alla periferia di Berlino. Nel 1983, dopo l’elezione della Gestapo nella nuova sede di Berlino, il Bauhaus viene chiusa per sempre.
Per Kandinskij la vita non era stata tranquilla sin dall’ascesa al potere di Hitler: pur avendo ottenuto la cittadinanza tedesca, resta un russo che non poteva dar prova certa della propria origine ariana ed era per di +1 pittore astratto, attività decretata decadente. Dopo 11 anni relativamente felici e decisamente produttivi, si ritrovò nuovamente in esilio a Neully sur Seine alla periferia di Parigi. Quivi cominciò a dipingere con la solita energia, sicuro che a Parigi non avrà dovuto difficoltà a trovar mercato per i suoi quadri. Ma fu presto deluso. Nonostante la reputazione guadagnata il Bauhaus, nessuna grande galleria si mostrò interessato alla sua opera. Solo una piccola galleria d’avanguardia di proprietà di Jeanne Bucher, votata sostenitrice di artisti sconosciuti, fu disposta dagli fiducia. Poiché le entrate provenienti da questa sola fonte erano magre, si ridusse vivere con quel poco che era rimasto dell’eredità russa. Nonostante l’insuccesso professionale, le difficoltà economiche la salute che si faceva cagionevole, Kandinskij conservò una grande passione per il suo lavoro. Finalmente nel 1939, quando aveva 73 anni, ebbe il primo segno di riconoscimento della critica ufficiale francese. André Dezarrois, direttore del museo Jeu de Paume di Parigi, questa la sua tela intitolata “Composizione IX”. Fu il primo grande quadro di arte astratta a entrare in un museo francese, un piccolo inizio, o forse fu proprio questo, insieme con i successivi atti di accettazione della sua arte, a spingerlo a dipingere ogni giorno contro le brutture e pericoli dell’occupazione tedesca, fino al giorno della sua morte, avvenuta il 13 dicembre 1944 all’età di 78 anni.

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